Dr. Gerardo Citro
Pediatra Neonatologo

conoscenza ed esperienza per la salute del neonato
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Presentazione - Roma, Gennaio 2001 Prof. Giovanni Bucci

E' con grande piacere che presento questa breve ma godibilissima opera concepita ed elaborata dalla collega Rosalba Cesaro come naturale sviluppo del suo impegno nell'assistenza psicologica presso la Unita Operativa di Patologia e Terapia Intensive Neonatale del Presidio Ospedaliero “S.Maria della Speranza” di Battipaglia.
E questo per più di un motivo. Una prima ragione sono la stima e l’affetto che io nutro nei confronti del primario della U.O. il dott. Gerardo Citro, che conosco dal 1974 quando dopo una severa selezione da me personalmente condotta su aspiranti neonatologi provenienti da ogni parte d'Italia fu ammesso al 1° anno di istituzione della Scuola di Specializzazione in Neonatologia della Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.
Selezionai così un ristretto numero di pediatri fortemente determinati e motivati a sviluppare in Italia una nuova e avanzata Neonatologia, e fra essi certamente uno dei più appassionati era l’amico Gerardo Citro che riuscì a raggiungere un eccellente livello di formazione fra difficoltà di ogni genere, non ultima quella di dover usare il treno lungo l’itinerario Como-Roma-Salerno come unica occasione possibile ove procurarsi qualche breve riposo.
Ma senza dubbio l’apporto del dott. Gerardo Citro e degli altri “Kamikaze” della prima ora e stato determinante per la Neonatologia italiana. in secondo motivo e l’originalità dell’argomento: non conosco altre pubblicazioni in cui sia stata data ai genitori la parola così ampiamente, liberamente e senza condizionamenti esterni. Le singole situazioni sono anche molto diverse, e certamente l’ansia e la paura, specie nei periodi iniziali o critici, sono preminenti, ma ciò che pin mi ha colpito é l’amore che si percepisce ad ogni riga: l’amore per il proprio bambino o bambina, ma anche per gli altri bambini e per le altre mamme; e poi, anche per il personale di assistenza, infermiere e medici indice di un buon rapporto, frutto a sua volta di un buon lavoro sia strettamente assistenziale sia relazionale, coinvolgente tutti i presenti.
In ogni caso, sono certo che le future mamme di neonati prematuri e a rischio saranno molto aiutate dalla lettura di queste pagine, tanto più se continueranno ad effettuarsi sedute di gruppo delle madri dei piccoli ricoverati una pratica a costo zero ma di grande efficacia.
Infine, il valore per gli operatori sanitari.
Io stesso, con tutti gli anni di frequenza in corsia e di colloqui con i genitori, ho imparato molte cose. Farò solo un esempio: l’annunzio della prossima effettuazione di una semplice trasfusione evento per un medico assolutamente routinario e, se mai, vissuto con una inconscia punta di orgoglio come dimostrazione dell'efficienza delle cure nel reparto vissuta addirittura come un incubo dalla madre. Ciò non deve meravigliare noi operatori sanitari, anzi deve indurci a tenere sempre desta e acuta la nostra sensibilità al fine di percepire i vissuti anche pin imprevedibili, ma che possono essere positivamente risolti con l’informazione.

PERCORSI DIFFICILI
IL NEONATO IN TERAPIA INTENSIVA

I Genitori raccontano

Questo libro raccoglie il racconto della storia di mamme che hanno dovuto affrontare un "percorso difficile" e lo dedichiamo a tutti i genitori.

Di volta in volta pubblicheremo tutti i racconti che, anche se sono passati molti anni dalla pubblicazione, sono attualissimi.

Leggi prefazione
Il Racconto di Erika

Nata il 16.08.98 E.G. = 30 sett. Parto eutocico Peso gr. 1.000

Oggi Erika viene dimessa dall’Ospedale, finisce così il mio andare e tornare, ma forse non ancora.
Erika è arrivata il 16.08.98 alle ore 13.45, di domenica. Troppo presto, troppo in anticipo. L'aspettavo per il 15.10.1998 più una settimana (la data presunta del parto era prevista per il 22.10.1998) ma Erika è nata due mesi prima.
Tutto cominciò il 31.07.98 una emorragia, la corsa all’0spedale di Eboli, il trasferimento all’Ospedale di Battipaglia dove c’era la Terapia Intensiva Neonatale che avrebbe accolto la mia piccolina.
A Battipaglia i medici fecero diagnosi di “rischio di parto prematuro”, riuscirono a fermare l’emorragia ma il rischio di parto prematuro rimaneva.
Mi mandarono a casa, stavo meglio ma dopo pochi giorni ritornai in Ospedale, era il 10.08.98. Per altri sei giorni riuscii ad evitare il parto pretermine ma il 16 Agosto non ci fu più niente da fare. Forti dolori, forte emorragia: nacque Erika. Piansi tanto, non avevo paura per me ma per quella creatura così piccola. I medici mi dicevano: è piccola, pesa 1000, 1100 gr. circa, ed io pensavo, meglio 1100 gr. perché 100 gr. in più erano sempre meglio.
Erika era appena 1 Kg. Piccolissima.
Non la vidi appena nata, fu mia madre a vederla, mi raccontò di quei pochi secondi in cui era riuscita a vederla mentre la trasferivano dalla sala parto alla Terapia Intensiva: era piccola, piena di ovatta, si vedeva appena il faccino e i piedini e mi diceva: è piccolissima“.
Quando mi sentii meglio mi feci coraggio e salii al quinto piano dove si trovava Erika. Cominciò così l’avventura non certo divertente e molto lunga.
Entrai nel reparto neonatale, mi lavai le mani, indossai un camice verde e mi avvicinai all'incubatrice dove si trovava Erika.
Non avevo mai visto un prematuro, non immaginavo neanche lontanamente come fosse.
Erika non mi sembrò bella. Quando la guardai rimasi di pietra, mi gelai tutta, non piansi davanti a lei, non mi sembrava giusto piangere davanti ad un esserino che lottava per vivere. Per me, in quel momento non era una bambina normale, era viola, vuota, si muoveva continuamente. Ebbi l'impressione che era impaurita e disperata molto più di me. Guardandola la prima immagine che mi venne in mente furono le rondini, quelle che cadono dal nido senza piume, trasparenti.
Mentre ero lì che la guardavo Erika si muoveva con rabbia, si aggrappava ai fili intorno a lei facendo suonare così il monitor che registrava la sua attività cardiorespiratoria. Vidi correre l’infermiera e mi spaventai, non capivo troppo di quello che accadeva in quelle macchine, anzi non capivo proprio niente.
Uscii dal reparto e piansi tantissimo.
Le infermiere correvano ogni volta che sentivano suonare qualche incubatrice, ma dopo qualche giorno le loro corse le vedevo in un altro modo: diverse. Correvano veloci e leggere, così mentre le osservavo mi davano l’impressione di tanti “Angeli Custodi”. ”Ecco arriva un Angelo!” tra me e me pensavo. “Signora vostra figlia ci fa sempre correre, non sta mai ferma.......” dicevano quando mi vedevano arrivare. Non stava mai ferma......era un bene o un male, pensavo Gli Angeli Custodi erano simpatici, affettuosi nel modo di parlare con me e con tutti i piccoli. Con grande pazienza spiegavano tutto e molte con parole semplici mi confortavano tanto e con tanti sorrisi.
Un sorriso vale tanto, non costa niente e dà conforto, parole che ho letto nel reparto. I miei pensieri erano tanti, ogni volta che mi trovavo vicino a Erika mi domandavo: perché tanta fretta? perché di sette mesi? perché?
Andavo e tornavo dal reparto sempre con un dolore attaccato addosso. Non ho mai pianto davanti all’incubatrice ma solo Dio sa quanti pianti mi sono fatta. Che questo stesso Dio mi perdoni perché non riuscivo neanche a dire una preghiera per la mia Erika. Ero troppo arrabbiata con Dio. Sentivo che Erika soffriva, lo sentivo.
Erika non sentiva più il mio cuore ma solo rumori strani a lei sconosciuti. Quei rumori a me non piacevano e pensavo neanche ad Erika: figlia mia che destino strano il tuo! Erika era sempre lì, altri genitori curiosi mi facevano delle domande e si davano le risposte, le loro risposte. Risposte io non ne avevo; non in quel momento, ero troppo angosciata. A confortarmi più di tutti era mio marito calmo, tranquillo, certo non si faceva mille domande come me.
Ma le mamme sono le mamme!
Anche lui aveva paura, infatti quando suonava il monitor lui sbiancava. “ Chiama l’infermiera" diceva......Prima che lui finisse la frase l’Angelo Custode era già lì: state tranquilli, non è niente.
Mio marito tanto coraggioso non era, restava solo un po’ poi andava fuori, stava male nel vedere Erika in quel modo. Era così lo so. Ed io chiedevo sempre ai dottori dello stato di salute di quell’ “uccellino caduto dal nido".
I dottori erano Angeli Superiori, cioè Arcangeli, cioè Arcangeli vestiti di bianco, tutti con il passo leggero e sicuro. tante volte mi sono trovata in reparto all’arrivo di un nuovo bimbo; i movimenti di angeli ed arcangeli erano coordinati, li vedevo attenti, veloci, sicuri e pronti a salvare una nuova vita.
Potevo immaginare la loro gioia quando un piccolo era fuori pericolo. In quel periodo, chiedevo come andavano le cose, le loro risposte erano brevi, piccole frasi, qualcuno mi dava molte speranze, qualcuno mi metteva dei dubbi.
A volte i dubbi erano molti e ricordo ancora l’angoscia. Aspettare è stato lungo, se si può chiamare calvario il mio e durato due mesi e dieci giorni. Ora è finita!
Lì ho conosciuto altre mamme, ho fatto nuove amicizie e alla fine mi sono affezionata a tutti gli altri bambini. Una l'ho adottata dentro il mio cuore, si chiamava Maria Assunta. Per più di un mese è stata con Erika nella stessa stanza, solo loro due. La coccolavo, le parlavo, ora mi manca. Con le altre mamme e papà ci facevamo forza a vicenda, ci raccontavamo i progressi dei nostri figli, e i grammi presi e quelli persi. Per i grammi presi era sempre una gioia, per quelli persi andava un po’ via la voce. Li adoravo tutti quei bambini, proprio tutti. Quando si diventa madre tutti i figli sono figli tuoi.
I giorni passavano lentamente, troppo lenti, chiedevo ai dottori, notizie di Erika, gli arcangeli parlavano poco ma con il passare dei giorni riuscivo a capire in poche parole tante cose, anche quelle che loro non dicevano. Nei loro gesti, nei loro sguardi si capiva a volo che in fondo anche loro si affezionavano a quei bimbi, piccoli figli. Erano sempre pronti a rispondere, cordiali e gentili. Quei piccoli figli... chissà diventavano tutti un po’ figli anche per loro.
I prematuri guariscono con Amore...... loro lo sanno.
Ho trovato tutti: medici e infermiere ottime persone, di grande professionalità. Le infermiere erano di una pazienza infinita, molte volte scherzavano con me e mi dicevano: Signora Erika si fa Natale qui. Sempre attente, pronte a correre.
Perché Erika sia nata così presto ancora non lo so. Oggi Erika è qui con me e so che la vita è più forte della morte. I giorni sono passati: due mesi e dieci giorni; Erika è stata dimessa il 26.10.08 con un peso di Kg 2,230. Oggi devo ringraziare quel Dio che non ho pregato, i medici, le Infermiere, gli Angeli del Cielo. Erika è qui, ha lottato, ha vinto, merita di essere qui. Vorrei ringraziare il mondo intero. Passerà il tempo... e crescerà e un giorno le dirò: “Alla nascita pesavi appena 1000 gr.”
addì 26 ottobre 1998
R. D.M. madre dì Erika

Dr. Gerardo Citro

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